L’anno 2026 inizia sotto auspici squisitamente geopolitici. La guerra in Ucraina continua a definire l’orizzonte di sicurezza europeo. A Caracas, l’intervento americano ricorda che l’America Latina è di nuovo un terreno di proiezione di potenza, mentre Cuba torna al centro di una lettura emisferica di Washington. La Groenlandia esce dal margine per diventare un territorio conteso, all’incrocio tra Artico, risorse critiche e nuove rotte marittime, a grande disappunto degli europei e forse al prezzo dell’alleanza atlantica. Anche lontano dalle linee del fronte, la realpolitik struttura la strategia dei grandi blocchi economici.
In questo panorama, la rivalità sino-americana è pienamente multidimensionale: militare nell’Indopacifico, tecnologica sulle catene del valore e sui dati, finanziaria e normativa nelle istituzioni e nei forum economici. Irriga la maggior parte dei dossier globali e si legge in filigrana negli ordini del giorno delle grandi piattaforme. La Francia ospiterà a giugno il G7 a Evian, con un ambizioso ordine del giorno di rifondazione macroeconomica tra Stati Uniti, Europa e Cina, e prima un Forum di Parigi per la Pace a novembre che ne prolungherà e amplierà i dibattiti.
Da parte loro, gli Stati Uniti presiederanno un G20 a Miami in una logica dichiarata di «America First», incentrata sugli interessi economici, tecnologici ed energetici americani, mentre la Cina organizzerà il summit dei leader dell’APEC 2026 a Shenzhen, in un formato in cui gli Stati Uniti sono membri e dove si gioca l’equilibrio economico dell’Asia-Pacifico. Pechino e Mosca sono al cuore dei BRICS ampliati, mentre il G77 e altri forum del Sud globale cercano di pesare di più sulla definizione delle regole comuni.
Intorno a questo nucleo si dispiega un arcipelago di piattaforme più o meno informali: il Forum di Davos, la Conferenza di Monaco sulla sicurezza, i MED-Dialogues o il Forum di Parigi per la Pace in Europa; il Shangri-La Dialogue a Singapore, il Raisina Dialogue in India o l’Indo Pacific Forum ispirato a Shinzo Abe nell’Indopacifico; il Doha Forum in Qatar e la Future Investment Initiative in Arabia Saudita nel Golfo; senza dimenticare il Forum delle Americhe, che organizza, nelle Americhe e ogni anno a Parigi, conferenze strutturanti sugli enjeux economici. Ogni appuntamento somma interventi, ma soprattutto aggrega segnali: priorità reali delle grandi potenze, margini di compromesso, linee rosse.
Per le imprese, che si tratti di settori agroalimentari, energia, sanità o nuove tecnologie, queste piattaforme non sono più semplici scene di comunicazione globale. Sono luoghi dove si preparano, in modo informale ma molto concreto, le evoluzioni dell’ordine giuridico e dei vincoli operativi: regimi di sanzioni e controlli all’esportazione, trattamento degli investimenti, standard climatici e digitali, sicurezza delle catene del valore, accesso ai mercati. Non si discute solo di principi, ma di parametri che finiranno per modellare i contratti, la conformità, la fiscalità e la gestione dei rischi settoriali.
Non si può quindi «partecipare» a queste piattaforme senza una lettura geopolitica strutturata. Senza questo, un’impresa può trovarsi nel posto sbagliato, al momento sbagliato, o con il narrativo sbagliato: essere strumentalizzata in un gioco di potenza che non controlla, sottostimare l’impatto futuro di una posizione, o perdere una svolta regolatoria annunciata a mezza voce in questi contesti. Al contrario, una presenza illuminata, supportata da un’analisi fine dei rapporti di forza, permette di scegliere i propri forum, le alleanze e i messaggi, in coerenza con i propri rischi, settori e priorità.
È precisamente a questa partecipazione dinamica e informata che prepariamo i nostri clienti, dal WEF alla COP, dalla MSC alla Climate Week, dal Doha Forum al summit dell’APEC, dal G7 francese al G20 americano, e durante i grandi eventi multilaterali, fornendoli degli elementi di analisi, delle reti e dei linguaggi di cui hanno bisogno per trarre il massimo dal loro impegno, e contribuendo così a strutturare in modo sempre più fine un posizionamento di policy solido per meglio servire, proteggere e sviluppare la loro attività.
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